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Teatro della Tosse I TRENI DELLA FELICITÀ

10 MARZO 2023 ORE 21,30 AL 10 MARZO 2023

Venerdì 10 marzo ore 21:30

Teatro della Tosse
I TRENI DELLA FELICITÀ
ideazione e regia Laura Sicignano
testo Laura Sicignano e Alessandra Vannucci
con Fiammetta Bellone, Federica Carruba Toscano, Egle Doria
musiche di scena eseguite dal vivo Edmondo Romano
scena Francesca Marsella
costumi Daniela De Blasio
luci, video e foto Luca Serra
tecnica Francesca Mazzarello

una co-produzione Fondazione Luzzati-Teatro Della Tosse, Associazione Madè

Storie liberamente ispirate alle vite di Ida Cavallini, Rosanna De Luca, Elvira Suriani, Ada e Teresa Foschini, Maria Maddalena Di Vicino,
Anna Berio, raccolte da Giovanni Rinaldi in C’ero anch’io su quel treno ed. Solferino
Paola Zeni, in ©Gli occhi più azzurri, Le storie vere dei Treni dei bambini, Simona Cappiello. Colonnese Editore.
Teresa Noce, Maria Maddalena Rossi, Luciana Viviani, Angiola Minella, Adele Bei, Miriam Mafai e centinaia di altre donne generose e intelligenti. Ma anche di Filippo Cuomo, Nanninella e di altri 70mila bambini.

I treni della felicità
Questa storia nei libri di storia non c’è
racconta un episodio storico dell’immediato Dopoguerra che vede protagoniste le donne nell’organizzazione di convogli che hanno trasferito “in Alta Italia”, principalmente in Emilia Romagna, circa 70 mila bambini in condizioni di assoluta miseria da tutta la penisola.
Il primo convoglio partì da Roma, Stazione Termini, il 19 gennaio del ’46. Non era più un treno di morte come i convogli dei deportati, ma ricostruiva la vita.
A chiamarli “treni della felicità” fu il sindaco di Modena; a lanciare l’iniziativa furono le donne della neonata Udi, a partire dall’idea di solidarietà laica che animava Teresa Noce, battagliera dirigente comunista e partigiana da poco rientrata dal campo di sterminio di Ravensbrük.
I lunghissimi viaggi in treno rappresentavano per i ragazzini un percorso di formazione, anche segnato dal trauma dell’abbandono, che coincideva con la conoscenza del paesaggio italiano distrutto dalla guerra. Pur non essendo ricche, le famiglie ospitanti accoglievano i bambini come figli, nell’idea che l’Italia si sarebbe risollevata e ricostruita grazie alla collaborazione di tutti. I piccoli vennero rivestiti, mandati a scuola, curati, in cambio di niente, grazie anche all’appoggio del Pci, dei Cln locali, delle sezioni Anpi, delle amministrazioni e della popolazione in genere.
Si intrecciarono non solo storie pratiche di soccorso, ma storie emotive di relazioni e di affetti che poi durarono nel tempo. Storie di chi sapeva costruire comunità.
Lo spettacolo vuole indagare quest’episodio dal punto di vista femminile, in una riflessione sulla maternità come condizione non solo biologica, ma anche etica e politica. Quattro interpreti
provenienti da diverse regioni italiane restituiranno questo affresco di un’Italia possibile, vissuta e sognata attraverso la solidarietà tra donne. Le attrici dello spettacolo si mettono in scena con un atto di generosa autobiografia, in un processo di svelamento di se’, in relazione alla storia, come donne del presente, che derivano da quelle donne, dialogano con esse e si interrogano sulle proprie scelte e la propria posizione in un mondo diverso da quello di allora, che vorrebbero provare a trasformare, con un’azione di responsabilità personale.
La vicenda dei bambini che partirono con i treni della felicità è straordinaria al punto da sembrare oggi frutto di fantasia, ma è assolutamente vera e fa parte, per fortuna, della nostra storia.
“Andate in Alta Italia? Attenti, che quando arrivate i comunisti vi trasformano in sapone!” Allora spaventata dissi: “Io non ci vado più.” Mio fratello e mia sorella invece, che erano più piccolini,
dicevano: “Andiamo, andiamo col treno! Non l’abbiamo mai preso il treno”.
Luigina, 13 anni, Lazio.

ore 21.30 | San Miniato, Auditorium Hotel S. Miniato

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